27 giugno 2009

Piccard e il giro del mondo con l’aereo a energia solare










In volo giorno e notte, 4 motori alimentati da batterie

MILANO — C’è sempre un’aria di normalità nelle paro le di Bertrand Piccard. Sia che racconti il suo giro del mondo in pallone di cui è stato prota gonista nel 1999, sia che pre senti la nuova impresa, ancora un giro intorno alla Terra ma questa volta pilotando un aero plano alimentato soltanto dal Sole senza bruciare una goccia di benzina. Oggi mostra la sua creatura alata «Solar Impulse» nell’han gar dell’aeroporto militare di Duebendorf, vicino a Zurigo, dove sta dando gli ultimi ritoc chi per preparare il primo volo fissato in autunno. Sembra una grande e leggerissima far falla con ali affilatissime e co struirlo è stato già di per sé un’impresa.

Ma questa parola Bertrand non la pronuncia mai, si limi ta a spiegare i suoi piani gene­rosamente accompagnati dal sorriso. «Mio padre Jacques— ci raccontava — mi parlava del nonno amico di Albert Ein stein e di Marie Curie e della meticolosità con cui organizza va le sue spedizioni». Il nonno era Auguste, il conquistatore della stratosfera, diventato ce lebre per essere salito chiuso in una bolla di metallo appesa ad un pallone sino a 16 chilo metri d’altezza per studiare i raggi cosmici. Era il 1931. Poi costruiva il batiscafo Trieste per scendere nelle profondità marine. Ed è proprio con il «Trieste» che il figlio Jacques, padre di Bertrand, nel 1960 scenderà nella fossa delle Ma rianne, il punto più profondo degli oceani: 10.916 metri.

Questa è l’aria respirata in famiglia. «Diventai medico e psichiatra perché mi piaceva la scienza e non pensavo a grandi conquiste», quasi si schernisce Bertrand che oggi ha 51 anni. Però imparava a volare e con gli ultraleggeri conquistava vari record. E quando l’amico belga Wim Verstraeten gli propone nel 1992 di partecipare alla Chry sler Challenge per la prima tra versata in pallone dell’Atlanti co accetta e insieme la vinco no. Così la parola «impresa» di ventava la normalità nelle gior nate di Bertrand continuando la tradizione scritta nei geni. Negli anni Novanta una deci na di equipaggi tentavano a più riprese il giro del mondo in pallone, lui al terzo tentati vo ci riusciva entrando nella storia del volo e materializzan do il sogno di Jules Verne. Adesso con l’aiuto di Solvay, Omega e Deutsche Bank ha co struito Solar Impulse, l’aereo solare con il quale tenterà nel 2012 di circumnavigare il glo bo. Realizzarlo è stata una sfi da dell’ingegneria partita dal Politecnico di Losanna ed alla quale hanno collaborato cento specialisti. Le celle solari tap pezzano le ali e caricano le bat terie che azionano i quattro motori ad elica.

«Se un aereo è in grado di volare giorno e notte senza combustibile, alimentato solo dall’energia solare, — afferma Bertrand — nessuno può dire che sia impossibile realizzare la stessa cosa con le automobi li, con gli impianti di riscalda mento delle case o con i com puter. Questo progetto da vo ce alla nostra convinzione che uno spirito pionieristico unito ad una visione politica, siano in grado di cambiare la società e liberarci dalla dipendenza dei combustibili fossili». E lo scopo di Solar Impulse? «È un modo per dimostrare che lo sviluppo delle energie rinnovabili possono diventare una conquista entusiasmante. Ciò che possiamo fare in cielo è trasferibile sulla Terra unen do ecologia ed economia».

Giovanni Caprara

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26 giugno 2009

Ue, Consiglio Ambiente, direttiva inquinamento industriale “Compromesso al ribasso. Questa flessibilità è un autogol per l’Italia”








E’ decisamente critica Legambiente sull’accordo raggiunto oggi in seno al Consiglio dei ministri dell’Ambiente a Lussemburgo sulla direttiva sulle emissioni industriali. “Un compromesso al ribasso – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione ambientalista - che, in nome della flessibilità, garantisce enormi deroghe alle autorità nazionali nell’applicazione delle migliori tecniche disponibili negli impianti industriali. In questo caso, però, la flessibilità non fa bene né all’ambiente e alla salute, né alla competitività economica del nostro Paese. E’, anzi, un vero e proprio autogol, che rischia di compromettere nei processi produttivi e nell’abbattimento delle emissioni industriali delle nostre imprese proprio quell’innovazione che ne garantisce il valore aggiunto sui mercati globali”.

Legambiente ricorda che agli inquinanti “classici” che il traffico riversa nelle città, in alcune zone d’Italia si sommano i composti chimici, tossici e in alcuni casi cancerogeni emessi da fonti industriali: diossine e furani, policlorobifenili, mercurio, piombo o cadmio. E sottolinea l’urgenza di interventi migliorativi negli impianti industriali italiani per difendere l’ambiente e la salute dei cittadini che vivono nei pressi dei siti produttivi. Infatti, secondo l’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera di Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel 2006 in Italia l’industria ha emesso il 95% del totale dell’arsenico scaricato in atmosfera da tutte le fonti, il 90% del cromo, l’87% dei Pcb, l’83% del piombo, il 75% del mercurio, il 72% di diossine e furani, il 61% di cadmio. Sono stati emesse in atmosfera 388mila tonnellate circa di ossidi di zolfo (SOx), il 78% delle quali deriva da fonti industriali, soprattutto dalla produzione di energia, mentre il 15% è stato emesso dai trasporti non stradali, prevalentemente marittimi; poco più di 173mila tonnellate di polveri sottili (PM10), emesse per il 28% del totale dalle attività industriali e per il 27% dai trasporti stradali; oltre 1 milione di tonnellate di ossidi di azoto (NOx), il 44% dei quali derivanti dal traffico stradale, mentre il 25% è dovuto all’industria.

“Fortunatamente la partita non è ancora chiusa - aggiunge Ciafani -, la palla passa all’Europarlamento e ci impegneremo affinché il nuovo Parlamento riconfermi la posizione equilibrata e innovativa avanzata in prima lettura a marzo scorso. Le deroghe non devono allargare la maglia della rete dei controlli ambientali e le norme sulle migliori tecniche disponibili devono essere quanto più rigorose nei limiti per garantire la tutela ambientale e della salute dei cittadini”.

L’ufficio stampa 06 86268399 - 76 - 53

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Coste assediate dal cemento "Un reato ogni 500 metri"










Ecomostro di Fiuzzi a Praia a Mare

da repubblica.it 26/06/09

Partita da Grado la nave di Legambiente per monitorare la qualità dell'acqua dei nostri mari. In attesa delle bandiere blu ecco quelle nere, date ai nuovi "pirati" del Mediterraneo

ROMA - Salpa da Grado la Goletta Verde di Legambiente per una circumnavigazione della Penisola che si concluderà in Toscana il 17 agosto. Lo storico veliero Catholica percorrerà circa 2000 miglia per monitorare la salute del mare, denunciare i casi di mala gestione e gli abusi edilizi sui litorali, coinvolgere i cittadini informandoli sui nostri diritti e doveri nei confronti del mare nostrum.

Mare Mostrum 2009. Calcestruzzo illegale o "legalizzato". Si conferma ancora una volta il cemento il peggiore nemico delle coste italiane. Tra villette per le vacanze, grande alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono davvero migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane. Solo nel 2009 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate esattamente 3.674 infrazioni, sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce. "Abbattere diviene la parola d'ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga", ha spiegato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente alla presentazione del dossier a Roma.

Due reati ogni chilometro di costa. Ma il mare italiano non soffre solo il mal di cemento, è afflitto anche da tanti altri guai: scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione sembrano, infatti, non passare mai di moda. Crescono, quindi, le infrazioni accertate che passano da 14.315 nel 2007 a 14.544 (+1,6), quasi 2 reati a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese. Aumentano anche le persone denunciate che da 15.756 arrivano a 16.012 (+1.6%) mentre, parallelamente, diminuiscono i sequestri che da 4.101 scendono a quota 4.049. A guidare la classifica dell'illegalità costiera è la Campania, con 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell'ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita da Sicilia (2.286), Puglia (1.577) e Calabria (1.435).

I pirati del mare 2009. Al lavoro di denuncia contro le spiagge blindate Legambiente aggiunge anche la consueta lista delle Bandiere Nere 2009 recapitate a coloro che hanno danneggiato il mare e la sua costa. E' il vessillo meno ambito d'Italia proprio perché segna i "nuovi pirati del mare": amministrazioni, politici, imprenditori, società private che si sono contraddistinti per attacchi o danni all'ambiente marino e costiero. Le bandiere nere 2009 sono state assegnate pari merito a: "Volare Venezia" per il progetto di villaggio turistico su palafitte nel Delta del Po, su scanno Palo, a Porto Tolle; al comune abruzzese di Francavilla per un resort sulla spiaggia; al municipio di Termoli in Molise per la scelta di costruire un deposito ittico a ridosso delle mura medievali del borgo antico; al sindaco di Crotone per il mancato abbattimento degli abusi nell'area archeologica calabrese di Capo Colonna; alla città di Palermo per il mancato abbattimento delle ville abusive costruite dalla mafia negli anni 70 a Pizzo Sella; alla Campania per la mancata depurazione delle acque del litorale Domizio-flegreo; alla provincia di Latina e al sindaco di Sabaudia per le aggressioni al lago di Paola. Neppure le coste toscane e liguri sono immuni dal vessillo nero; il comune livornese di San Vincenzo l'ha ottenuta per la speculazione edilizia nella tenuta di Rimigliano e il porto di Imperia per aver realizzato uno degli approdi più grandi della Riviera.

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Calabria, cemento mangia-coste, un abuso edilizio ogni 150 metri










da repubblica.it 25/06/09
di Giuseppe Baldessarro

La Regione: 5210 edifici illegali sul mare su 700 chilometri di costaSpesso si tratta di opere di proprietà pubblica come interi pezzi di lungomare

REGGIO CALABRIA - Dai palazzi condominiali alle villette, dalle seconde case ai residence. Ed ancora: i villaggi turistici, i lidi e i camping, i palazzotti costruiti su aree demaniali. La Calabria non è solo terra di ecomostri. La Calabria "è tutta un ecomostro". Lo dice uno studio della Regione sulla cementificazione dei suoi 700 chilometri di spiagge. Documento che restituisce una fotografia impietosa dello scempio, con un abuso censito per ogni 100-150 metri di costa. I casi individuati dagli esperti dell'assessorato all'Urbanistica - coordinati dai docenti Renato Nicolini dell'Università Mediterranea e Osvaldo Pieroni dell'Unical- sono 5210.

Nella sola provincia di Cosenza sono stati rilevati 1156 abusi (il 22,19%), a Catanzaro 548 (il 10,52%), a Crotone 915 (il 17,56%), a Reggio 2093 (il 40,17%) e a Vibo 498 (il 9,56%). È anche stato possibile stabilire che, tra i casi individuati, 412 si trovano in aree per le quali il Piano d'Assetto Idrogeologico definisce "gravi condizioni di rischio idraulico". Per quanto riguarda i vincoli ambientali, "si riscontra che 54 casi individuati ricadono all'interno di Aree Marine Protette, 421 in Siti d'interesse comunitario e 130 nelle Zone a protezione speciale".

"Offese al territorio", vengono definite dal gruppo di lavoro che mette insieme docenti universitari, tecnici e giovani professionisti. E sono di tipo legale (ovvero legittimato dalla originaria inclusione nei Prg); di tipo legalizzato (cioè compreso in varianti e parzialmente sanato); e infine completamente illegale (in area demaniale, protetta e instabile). In certi casi si tratta, addirittura, di opere di proprietà pubblica come interi pezzi di lungomare. Ai fini dell'indagine sono state effettuate decine di migliaia di sopralluoghi, verifiche negli enti locali, agli uffici del catasto e del genio civile. Sono state realizzate schede dettagliate su "Costa Viola", "Costa dei Gelsomini", "Riviera dei Cedri" o "Area Grecanica". Nomi che evocano paradisi ambientali, ma che nei fatti sono segnate dalle ferite di decenni di incuria, di complicità, di connivenze. Documenti che rappresentano la sintesi delle speculazioni di imprenditori senza scrupoli, delle mafie del mattone e della cultura, diffusa, dell'illegalità "domestica".

Gli oltraggi sono presenti su spiagge e scogliere, non soltanto in contesti fortemente urbanizzati come Reggio Calabria, ma anche in zone di pregio e turisticamente note come l'area di Tropea, la costa di Scilla, la Locride, l'area di Soverato e, in particolare, l'area di Isola Capo Rizzuto e del Crotonese. Che, in larga parte, paradossalmente è vincolata come Riserva Marina Protetta ed area archeologica. In quest'ultima zona si addensa ben il 52% degli abusi illegali compresi in aree marine protette.

La Regione, attingendo ad un Accordo di Programma Quadro (Apq), finanziato con 5 milioni di euro dallo Stato, ha già deliberato l'abbattimento di 9 ecomostri. Ma non è sempre semplice. I proprietari fanno ricorsi, si appellano ai mille cavilli della legge, hanno frotte di legali pronti a brandire il codice. L'assessore regionale Michelangelo Tripodi si dice, comunque, determinato: "Ora abbiamo una fotografia precisa dello scempio. Butteremo giù tutto quello che è possibile, dimostrando come l'abuso non paghi e che in Calabria sta crescendo il senso della legalità e dell'ambiente". Poi: "Non consentiremo più che certe cose avvengano tanto che elaboreremo una specifica Carta dei vincoli". Infine, "cercheremo di risanare i guasti". Tripodi afferma che un ruolo importante lo giocheranno i Comuni: "La Regione ci mette i fondi, ma gli enti locali dovranno attivarsi con i propri piani di risanamento". Per il presidente regionale di Legambiente, Antonino Morabito, "ora bisogna essere conseguenti". Servono, insomma, "tempi rapidi nelle demolizioni e, altrettanto, per le fasi di risanamento. Servono le regole e chi le faccia rispettare".

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22 giugno 2009

Firmato il decreto che istituisce la riserva della Torre di Cerrano












In attesa di vedere la documentazione ufficiale riportiamo una notizia che ci fa molto piacere. Una settimana dopo la nostra iniziativa di raccogliere le firme per spingere il Ministro dell"ambiente a firmare il decreto dell'istituzione dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano, ecco che oggi leggiamo questa notizia:

da Il Centro del 21/096/09

Firmato il decreto che istituisce la riserva della Torre di Cerrano Il sogno degli ambientalisti di Atri, Pineto e Silvi è diventato realtà: il ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo , ha firmato il decreto che istituisce ufficialmente la riserva marina Torre del Cerrano. Nasce così, dopo un lungo e complesso iter burocratico durato 12 anni, un’area marina protetta che si estende per circa tre miglia nautiche dalla costa e si sviluppa per sette chilometri di duna sabbiosa lungo la riva, tra la foce del Calvano e la stazione ferroviaria di Silvi. Oltre alla rilevanza delle sue caratteristiche geologiche e naturalistiche, la riserva si distingue dalle altre presenti in Italia per le sue testimonianze storico-archeologiche di estremo interesse: nelle acque antistanti la Torre di Cerrano, infatti, giacciono i resti dell’antico porto romano di Atri. L’associazione Archeosub Hatria, costituita proprio per far conoscere il porto sommerso, in questi giorni ha avviato campi scuola di archeologia subacquea ed ha organizzato per oggi alle 10, a Torre Cerrano, un convegno sull’archeologia subacquea. Marco Mutoschi

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Evidentemente l’iniziativa promossa dal Circolo Legambiente Terre de Cerrano ha portato bene alla neonata Area Marina Protetta!

Comunque finche' non avremo prove certe di questa notiza Legambiente Terre del Cerrano continuera' la raccolta di firme.

Una piccola precisazione all'articolo del Centro ci sentiamo di farla: non crediamo che l' istituzione dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano sia il "sogno degli ambientalisti", crediamo che questo dovrebbe essere il sogno di TUTTI i residenti delle Terre del Cerrano, o almeno di quelli che amano e sono orgogliosi del nostro meraviglioso territorio e non vogliono vederselo deturpato e distrutto.

19 giugno 2009

Piemonte, una regione "radioattiva" - Intervista a Giampiero Godio di Legambiente Piemonte




dal blog di Beppe Grillo:

Il Piemonte è una regione radioattiva. Grazie ai centri di Saluggia, Trino e Bosco Marengo è prima assoluta in Italia per le scorie radioattive. L'85% delle scorie. Un record insuperabile. Per la vecchia regola che spazzatura chiama spazzatura (provate a buttare un sacchetto per strada e per miracolo in poco tempo ne appariranno altri dieci), le scorie piemontesi chiamano altre scorie. Obiettivo 99%. La società Sogin si occupa di rifiuti nucleari, dovrebbe quindi trovare una collocazione più sicura per quelli esistenti in Piemonte. Che sono vicini a centri abitati, alla Dora Baltea, a falde acquifere. Sogin invece raddoppia. E vuole costruire un sito nucleare a Bosco Marengo. Le associazioni di cittadini bloccano Sogin con un ricorso al Tar. Sogin si rivolge al Consiglio di Stato. I membri delle associazioni mi hanno chiesto aiuto e visibilità sul blog. Se vince Bosco Marengo in Italia nessuno potrà costruire una centrale senza l'assenso dei cittadini. E' una battaglia importante. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Legambiente Terre del Cerrano scrive al Sindaco di Silvi, Gaetano Vallescura















Il Circolo territoriale di Legambiente “Terre del Cerrano” parteciperà al primo Consiglio Comunale che si terrà giovedì 25 giugno alle ore 21 a Silvi Paese. Invitiamo tutti i cittadini a partecipare!

Per questa importante occasione Michele Cassone, Presidente del Circolo, ha inviato al sindaco Gaetano Vallescura una lettera contenente alcune importanti richieste e proposte di indirizzo della futura politica ambientale legata al territorio di Silvi, e di cui riportiamo il testo integrale:


Gentilissimo Sindaco,
vorrei cominciare innanzitutto congratulandomi con Lei e con tutti i candidati eletti, di maggioranza e di opposizione, e Le sarei particolarmente grato se volesse leggere questa missiva durante il primo Consiglio Comunale.

Attraverso questa lettera vorremmo manifestare a tutti Voi, come associazione di volontariato che opera in campo sociale e ambientale, il nostro desiderio di partecipazione attiva, mettendo a Vostra disposizione il nostro bagaglio di conoscenze e di sensibilità in campo ambientale.
Se ci fermiamo solo un attimo a riflettere, ci possiamo facilmente rendere conto che senza una buona qualità ambientale, non si può andare da nessuna parte; diventa addirittura superfluo parlare di economia, di occupazione, di sicurezza.

Molto spesso si parla di ambiente come “risorsa”, ma in troppi ancora oggi consumano questa risorsa senza criterio, nell’illusione di trovarsi di fronte a qualcosa di illimitato. Purtroppo non è così; in nome del cosiddetto “progresso” inquiniamo, distruggiamo e consumiamo risorse senza criterio e responsabilità. L’obiettivo nostro, di noi tutti, dovrebbe essere quello di tutelare e valorizzare l’ambiente e le sue limitate e spesso delicate risorse, per assicurarci la sopravvivenza futura.

Siccome mi piace essere concreto e propositivo parliamo ora di Silvi.

Con grande soddisfazione ed ammirazione abbiamo accolto la Sua concreta volontà ad impegnarsi per l’ambiente. Il 30 maggio infatti Lei e gli altri candidati a sindaco avete accettato e firmato il “patto per l’ambiente” di Legambiente.
(scarica il pdf del "Patto per l'Ambiente" con le firme dei tre candidati sindaci)

Il “patto per l’ambiente”, strutturato in 5 punti (che per completezza allego alla presente lettera) è un impegno formale che Lei ha assunto nei confronti nostri e dei cittadini di Silvi. Siamo sicuri che vorrà onorarlo completamente.

In particolare ci sta molto a cuore l’ultimo dei cinque punti “STRATEGIE DI GOVERNANCE”, che esprime in modo chiaro il concetto di partecipazione attiva dei cittadini nelle decisioni che li riguardano e di assoluta trasparenza negli atti amministrativi, e di cui riporto le parti salienti:

1) istituzione negli incarichi di governo di una delega specifica alla cittadinanza attiva per aumentare la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini;

2) introduzione del Bilancio Partecipativo che garantisca il coinvolgimento della cittadinanza nell’assunzione di decisioni sugli obiettivi e sugli investimenti pubblici;

3) piena disponibilità di tutti gli atti amministrativi sul sito web del comune;

4) individuazione in sede di bilancio di una voce relativa al Piano Esecutivo di Gestione Ambientale che contempli le spese destinate alle attività di prevenzione, riduzione, monitoraggio di fattori inquinanti, ripristini ambientali e di gestione sostenibile del territorio.

Inoltre crediamo di fondamentale importanza il mantenimento della certificazione ambientale EMAS, per la quale ci attendiamo, nell’ottica del continuo miglioramento, maggiori risorse e attenzione.

Infine, credendo di interpretare il pensiero della maggioranza dei cittadini di Silvi, mi permetto di evidenziare alla nuova squadra di Governo, che Silvi non ha più bisogno di costruire altre case, meglio ristrutturare e riqualificare anche in termini energetici quelle esistenti, meglio ripensare urbanisticamente alcune zone della nostra città, meglio garantire servizi e opere pubbliche davvero necessarie alle esigenze concrete dei cittadini.

La spiaggia, il lungomare e la “collina verde” di Silvi sono le principali risorse della nostra città, la vera ricchezza in termini naturalistici e paesaggistici, e quindi vanno valorizzate e salvaguardate dalle speculazioni edilizie che sottraggono solo risorse, impoverendo e imbruttendo ancora di più il nostro tessuto urbano.

Anche il traffico e la viabilità vanno ripensate: meno auto private, più trasporto collettivo, maggiore rispetto del codice stradale sia per gli automobilisti che per i ciclisti.

Per concludere, anche un augurio e un appello ai Consiglieri di minoranza: sappiate fare un’opposizione attenta e competente, in grado di vigilare sull’operato della maggioranza, ma sempre con spirito di collaborazione, nell’esclusivo interesse dei cittadini, i soli a cui tutti i politici eletti sono tenuti a rendere conto.

Il circolo territoriale di Legambiente “Terre del Cerrano” si impegnerà da subito e per i prossimi anni a vigilare attentamente sul territorio di Silvi per la difesa e per la valorizzazione dell’ambiente, e resta a completa disposizione di tutti, politici e cittadini, in un’ottica di sincera e proficua collaborazione.
Nel ringraziarLa per la disponibilità mostrata, auguriamo a Lei e a tutti buon lavoro!

Distinti Saluti.

SILVI, 15 giugno 2009

ing. Michele Cassone
Presidente Circolo Legambiente Terre del Cerrano